L'evasione (come?)

L'evasione (come?)

È mattina. Ti svegli e fai le solite cose di tutti i giorni. Vai in bagno, fai il caffè. Poi un’ombra scura ti passa dietro alla testa: percepisci solo un brutto presentimento nell’aria. Eccola, la vedi passare. È la nuvola di cose che devi fare.

Le passi in rassegna mentalmente. Quante saranno quelle che rimanderai? Le scorri dall’alto in basso un paio di volte. Per fortuna ce n’è qualcuna “da cinque minuti”.
Ma a un certo punto ti fai forza. Così come un taglialegna brandisce la scure finché l’albero non cade, tu porterai a termine quegli impegni, uno dopo l’altro.

Fra quelli, uno è il bastardo di ieri. Per colpa sua sei andato a letto col mal di testa. Sai che si sta avvicinando lo scontro decisivo. Lui non vuole arrendersi. Tu non vuoi arrenderti. A un tratto, il silenzio. Il ticchettare dell’orologio da parete scandaglia i secondi, il cuore pulsa nel petto. Il caffè è pronto.