Rod Serling - un uomo al confine

Rod Serling - un uomo al confine
CBS Television via the Bureau of Industrial Service. During the 1950s and 1960s, television networks, program sponsors and studios often used either advertising or public relations agencies to distribute publicity materials. The Bureau was a division of ad agency Young & Rubicam., Public domain, via Wikimedia Commons

Immagina di essere seduto sul divano a guardare una serie TV. Vedi una scena più o meno serena, un bambino gioca con sua nonna. Intorno ci sono anche il padre e la madre. Ad un certo punto l'inquadratura si gira verso destra, e vedi un tizio in giacca e cravatta che ti guarda dritto in faccia, proprio in camera. Con una sigaretta in mano ti dice:

Come avrete capito in questa casa si aggira la morte, l’attrice che entra in scena al terzo e ultimo atto della vita di ognuno di noi. E si dice, probabilmente con ragione, che ciò che segue questa vita è un mistero insondabile, una zona oscura che noi viventi riserviamo alla morte. O almeno così si dice. Perché tra un momento un bambino cercherà di attraversare quel ponte che separa luce e ombra, e come è ovvio che sia, dovrà prendere l’unica via conosciuta: quella strada indistinta, attraverso una regione… ai confini della realtà.
-- Ai confini della realtà, episodio Chiamata interurbana

Sicuramente nelle narrazioni di oggi nessuno ti direbbe tutto questo all'inizio di un episodio di una serie TV, ma resta il fatto che quell'uomo in giacca e cravatta è uno dei migliori sceneggiatori che siano mai esistiti. Un uomo che nella sua vita ha pensato centinaia di storie diverse, e le ha portate sullo schermo mantenendo una qualità eccelsa; un uomo in grado di creare storie che fanno emozionare sinceramente; un uomo che è riuscito a stuzzicare proprio quello che noi esseri umani non vorremmo mai ricordarci: che siamo miserabili. Sto parlando di Rod Serling: un uomo... ai confini della realtà.

CBS Television-CBS Portrait by photographer Gabor Rona-mark is faint in spots., Public domain, via Wikimedia Commons

Va bene, ammetto di aver esagerato. Rod non era un uomo ai confini della realtà. Piuttosto l'idea che mi sono fatto di lui leggendo le testimonianze di persone che lo hanno conosciuto è quella di un uomo umile: sinceramente umile. Fu lui stesso, una volta, contemplando il suo enorme scaffale di targhe e trofei, a dire “Dio, come ci glorifichiamo da soli”. In più abbiamo molte testimonianze di persone che gli scrivevano delle lettere per avere dei consigli sulle loro storie: romanzieri, teatranti e sceneggiatori. Rod rispondeva sempre con gentilezza, ma è proprio qui che mi è rimasta impressa la sua umiltà. Durante un'intervista Rod ha dichiarato di lavorare quattordici ore al giorno, sette giorni su sette, ma si scusava sempre con chi gli scriveva per non aver risposto prima.

Benché Rod non fosse un uomo ai confini della realtà, Ai confini della realtà è stata una serie TV di grande successo diretta da Rod.

Come tutto iniziò

Ricordo che da piccolo volevo fare il palombaro. Mi piaceva l’idea non solo di potermi mettere uno scafandro (la tuta rigida con l’acquario capovolto in testa), ma anche di scendere metri e metri sott’acqua per scoprire cosa c’è sotto. Poi la vita mi ha portato da altre parti, e attualmente non so nemmeno nuotare. Figuriamoci fare il palombaro!
Rod invece fin da piccolo era affascinato dalle narrazioni. Amava raccontare e raccontare e raccontare. Voleva avere sempre qualcuno davanti con cui parlare, o per dirlo meglio: con cui allenarsi per i propri monologhi. E a differenza del palombaro è quello che ha coltivato tutta la vita. I suoi genitori ricordavano di un lungo viaggio in macchina in cui avevano scommesso su quanto tempo Rod avrebbe potuto parlare da solo. Non si zittì mai, nemmeno arrivato a destinazione.

CBS Television-CBS Portrait by photographer Gabor Rona-mark is faint in spots., Public domain, via Wikimedia Commons

Rod non ha fatto altro che scrivere storie nella sua vita, storie per serie TV, storie per romanzi, storie per la radio, storie per racconti e addirittura storie per la pubblicità.

Un mezzo da esplorare

Siamo in America, subito dopo la seconda guerra mondiale. Solo da poco le persone hanno iniziato a veder comparire, esclusivamente al bar o negli hotel, dei rettangoli luminosi che facevano vedere dei film: una specie di micro-cinema a forma di scatola. Mi riferisco chiaramente alla televisione.
Le persone fino a quel momento erano abituate ad andare al cinema solo sporadicamente, mentre durante le loro giornate potevano alleviare la noia ascoltando la radio. Le radio erano parte fondamentale di chiunque volesse far passare il tempo senza annoiarsi, e infatti vantavano una grandissima reputazione, tanto che venivano anche trasmessi programmi con delle sceneggiature strutturate, ovvero con delle storie pensate e recitate con voce e suoni; tanto che gli sponsor investivano tanti bei quattrini su di esse.
Rod ha iniziato la sua carriera in questo scenario: un mezzo di comunicazione con molta popolarità come la radio che sta per essere rimpiazzato da un altro mezzo di comunicazione ancora più potente come la TV. Va da sé che gli sponsor si siano strofinati le mani come le mosche, e abbiano fatto la stessa espressione che faccio io quando invece di aver comprato dei pomodori torno a casa con un barattolo da tre chili di cioccolata.

Rod in quel periodo lavorava come scrittore dipendente per una radio, ma non era per niente soddisfatto. Per lui la radio "divorava idee" che potevano essere riutilizzate, riadattate ad altre storie o magari ad altri mezzi, ma che venivano abbandonate perché coperte da copyright.

Nel momento in cui ti leghi a una stazione radio o TV, scrivi giorno e notte. Butti fuori idee, molte delle quali insostituibili. Vengono usate e quindi non possono più essere riutilizzate. E le hai vendute per 50 dollari a settimana. Non puoi permetterti di regalare idee – sono dannatamente difficili da trovare. Se potessi rifare tutto da capo, non farei mai il dipendente. Troverei un altro modo per mantenermi mentre inizio la carriera da scrittore.
-- Pagina Wikipedia dedicata a Rod

Inoltre pensava che non stesse sfruttando il suo potenziale.

La radio, in termini di dramma si è scavata la fossa da sola. Ha mirato verso il basso, è diventata economica e poco credibile, e si è accontentata del secondo posto.
-- Pagina Wikipedia dedicata a Rod

Secondo lui, pochi scrittori radiofonici sarebbero stati ricordati per il loro contributo. Così, Rod decise che avrebbe lavorato per la TV.

Un mezzo da distruggere

Mentre la sua carriera in TV andava avanti, Rod cominciò ad avere perplessità su come si stava evolvendo.
In primo luogo, non gli piaceva il modo in cui le pubblicità venivano inserite in mezzo allo spettacolo. Facevano decadere tutta la carica che lui metteva in quelle storie. Rod diceva agli sponsor che dovevano vedere la TV come piattaforma di intrattenimento drammatico, capace di affrontare temi importanti e significati sottili, piuttosto che come “un cartellone animato”. Si arrabbiava:

Come si può realizzare un dramma significativo quando ogni quindici minuti tutto viene interrotto da dodici coniglietti danzanti con la carta igienica in mano? Nessuna forma d’arte drammatica dovrebbe essere dettata e controllata da uomini il cui addestramento e istinto sono di tutt’altra natura. La verità è che questi signori vendono beni di consumo, non arte.
-- Pagina Wikipedia dedicata a Rod

Per trasparenza: ho cercato quella pubblicità dei coniglietti dappertutto su internet, e non l'ho trovata. Credo che sia stata una sua gag che ha tirato fuori sul momento. Che poi, Rod scriveva pure le pubblicità per la TV, e sembra che non gli piacesse più di tanto:

C’era un farmaco liquido in commercio all’epoca che prometteva di curare qualsiasi cosa, dall’artrite a un bacino fratturato. Io dovevo scrivere lettere di testimonianza su quel prodotto. E quel giorno, semplicemente, non ne potevo più.
-- Pagina memorial di Rod

In secondo luogo, problema ben più grande dei coniglietti con la carta igienica: gli sceneggiatori non avevano libertà di raccontare quello che volevano.
In Requiem for a Heavyweight (in italiano Una faccia piena di pugni), un film che parla del dramma di un pugile che è costretto a ritirarsi dalla boxe per anzianità, Rod fu costretto a rimuovere la battuta "Hai un fiammifero?" perché uno degli sponsor che finanziavano il progetto era Ronson, azienda che da anni vende dei bellissimi accendini che avrei sicuramente comprato se non avessi smesso di fumare, ma che purtroppo all’epoca non vendeva fiammiferi.

Di richieste, diceva Rod, se ne ricevevano molteplici. Alcune di queste potevano essere insignificanti, come l'azienda automobilistica Ford che chiese di togliere il Chrysler Building, ovvero un palazzo che simboleggiava la grande affermazione della famiglia Chrysler; oppure l'emittente che chiese di far sparire una bottiglia di Coca-Cola perché "aveva connotazioni sudiste". Altre invece erano irragionevoli, e Rod ne ricevette una che proprio non gli andava giù.

The original uploader was Fabiopao at Italian Wikipedia., CC BY 2.5 https://creativecommons.org/licenses/by/2.5, via Wikimedia Commons

Nel 1955 un afroamericano del Mississippi fu accusato di aver offeso una donna bianca proprio nella sua drogheria. Questa accusa, vera o falsa che fosse, gli costò la vita; fu rapito, torturato e annegato in un fiume. I segni delle sue sofferenze sono stati mostrati a tutti durante il suo funerale lasciando la cassa aperta durante tutta la cerimonia, e divenne simbolo della persecuzione degli africani in America. Si chiamava Emmet Till, e aveva quattordici anni.
Rod rimase colpito dalla vicenda perché toccava proprio quell'ideale di uguaglianza in cui credeva fortemente, e come ha sempre fatto nelle sue sceneggiature, ha voluto sfogare questa sua emozione proprio in una storia: Noon on Doomsday.
Rod affermò che l’intera storia era ispirata alla vicenda del piccolo Emmet Till, ma lo sponsor e la rete televisiva, dopo la sua dichiarazione, decisero che un progetto del genere non poteva essere portato avanti. Un giornalista scrisse riguardo a questa vicenda:

Hanno dovuto combattere l’interferenza dei dirigenti prima di riuscire a mandare in onda il loro spettacolo. Gli artisti di Hollywood sono orgogliosi della loro posizione a favore degli spettatori.
-- Pagina Wikipedia dedicata a Rod

In una intervista Rod ha precisato:

Era una storia che cercava di raccontare gli eventi postumi al presunto rapimento in Mississippi del ragazzo Till, il giovane afroamericano di Chicago. All'inizio scrissi il copione con personaggi bianchi e neri, poi fu cambiato per farlo sembrare il caso di uno straniero non identificato. Poi l’ambientazione fu spostata dal Sud al New England, e sono convinto che l’avrebbero trasferita in Alaska o al Polo Nord usando gli Eschimesi come minoranza se non fosse stato per i problemi con i costumi. Alla fine ne venne fuori uno show tiepido, vuoto, castrato.

Rod non ne poteva più. L'ennesima storia che non poteva raccontare quello che il suo ideatore voleva raccontare, che non poteva imprimere nel pubblico le stesse emozioni che il suo creatore ha provato di persona:

Non voglio più combattere. Non voglio più scontrarmi con sponsor e agenzie. Non voglio lottare per ciò che voglio e accontentarmi del secondo posto. Non voglio più dover scendere a compromessi continuamente, anche se è il destino di ogni sceneggiatore televisivo che vuole trattare temi controversi.
-- Pagina Wikipedia dedicata a Rod

Nessun mezzo di comunicazione era sotto i riflettori come la televisione. Sembrava essere l'origine di tutti i mali e tra chi la demonizzava, oltre ai genitori, agli insegnanti e alcuni gruppi religiosi, c'erano ovviamente i giornali. Avevano paura che la televisione portasse via una grande fetta di utenti che non avendo voglia di leggere avrebbero guardato la televisione. Rod ovviamente si scaglia contro questa demonizzazione.

Infine, Rod ci parla di un comportamento che la maggior parte degli sceneggiatori dell'epoca adottava. Al tempo si percepiva il timore di aver inavvertitamente inserito dettagli nelle storie che avrebbero potuto essere presi di mira dallo sponsor o dalle emittenti. Chi scriveva rendeva le sue storie piatte e insulse pur di evitare qualsiasi forma di attrito con le emittenti televisive, e tutto questo avveniva in modo spontaneo, automatico. In pratica gli sceneggiatori si censuravano ancora prima che qualcuno gli avesse detto che quel dettaglio non poteva essere messo in scena, come se fosse un'auto-censura, o come la definisce Rod: "pre-censura".

Ai confini della realtà

Stanco dei problemi che affliggevano la TV, Rod decise di fare il grande salto; il salto che gli permise non solo un'immensa fama nel mondo della sceneggiatura, ma anche di mettere su schermo i suoi veri pensieri esattamente come li voleva mostrare. Aveva notato un piccolo dettaglio che alla maggior parte degli scrittori era passato inosservato: la TV non censurava il fantastico, il fantasy e la fantascienza. Gli sponsor si facevano certamente problemi ad associare i loro prodotti a storie che mostravano crimini razziali o omicidi di ogni genere; ma allo stesso tempo se chi discriminava o uccideva era un extraterrestre l'immagine dei loro prodotti non sarebbe stata compromessa.

E così nacque Ai confini della realtà. Serie TV antologica (ovvero composta da episodi che contengono ognuno delle storie a sé) di cui Rod scrisse un centinaio di episodi su circa centocinquanta totali. Esatto, quasi il settanta percento di tutta la serie.

CBS Television Studios, Public domain, via Wikimedia Commons
Se devo mettere le mie idee in una navicella spaziale per farle arrivare in salotto, allora così sia.
-- Intervista con Mike Wallace

Perché è così importante?

Ad un primo sguardo non ci verrebbe di certo da chiamarla "profonda". Le premesse sono banalissime: per esempio nel primo episodio si vede un uomo che scopre di essere da solo sulla terra, oppure nell'episodio l'invicibile Casey ci viene raccontato come una squadra di baseball in fallimento riesca a rialzarsi grazie a un giocatore esageratamente forte. Tutte premesse che non fanno pensare a grandi svolte: l'uomo può trovare delle persone e scoprire di non essere da solo oppure realizzare di esserlo, e la squadra di baseball può rimanere benissimo l'ultima in classifica come lo è stata da molti anni oppure vincere.
E quindi cosa rende questa serie affascinante? In genere distinguo sempre fra buone storie "perché il contesto è affascinante" e buone storie "perché il personaggio è affascinante", ovvero story-driven o character-driven. Nel caso di Ai confini della realtà ci troviamo davanti da subito delle situazioni story-driven, come per l'uomo che si ritrova da solo: il contesto lo ha forzato in quella situazione. L'uomo potrebbe essere messo di fronte a delle scelte di sopravvivenza, potrebbe rimanere senza cibo, o ancora peggio senz'acqua. Potrebbe aver bisogno di cure mediche urgenti o di un ricovero. Ma Rod non parla di questo. Quell'episodio non mostra sopravvivenza, non è solo story-driven. Quell'uomo si dispera per essere rimasto da solo perché amava andare al bar e bere; si dispera perché non può più ballare con le persone; perché non può più parlare con nessuno che lo ascolti. Questa è la sua vera tragedia. Quell’episodio mostra la solitudine. La storia non ruota solo intorno allo strano fatto di essere rimasto da solo al mondo, ma allo stato emotivo del protagonista di fronte alla consapevolezza di essere rimasto da solo.
Questa è la vera forza della serie: mostrare uno scenario assurdo in cui i personaggi reagiscono così umanamente che ti fanno pensare che in quella situazione avresti fatto le stesse scelte, e di conseguenza ti sbatte in faccia che non sei altro che un essere umano, e che la tua vita dipende da quella di tutti gli altri. Non sei speciale, sei miserabile.

Come ci è riuscita

Ma per portare a termine un compito così grande c'era bisogno di potere decisionale. C'era bisogno di avere il potere sulle proprie narrazioni. Così nasce la casa produttrice di Rod: Cayuga Production. Poi c'era bisogno anche di un buon numero di bravi sceneggiatori, e quindi Rod decise di portare dentro Cayuga un paio di facce conosciute all'epoca. Niente di straordinario: soltanto Charles Beaumont e Richard Matheson. Il primo ha contribuito a 22 episodi di Ai confini della realtà, e durante la sua carriera ha avuto anche modo di scrivere l'adattamento cinematografico del racconto La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe. Il secondo ha scritto storie come Io sono leggenda e Io sono Helen Driscoll, che se non conosci ti consiglio prima di tutto di andarti a confessare, e poi di interrompere la tua vita per tre mesi e recuperarti tutte le sue opere. Insomma Rod ha scelto i primi due signori capitati sotto casa sua.

Ovviamente Cayuga non poteva rispecchiare i soliti standard delle case produttrici. Le regole erano chiare: niente tagli alle storie per colpa di sponsor; sì al riutilizzo di scene e parti già pensate per altre storie; completa libertà di espressione per chi quelle storie le avrebbe pensate. Era un luogo libero dove ogni creatore di storie sperava di lavorare, una visione completamente nuova del lavoro del narratore. Richard Matheson ha dichiarato che al centro della produzione delle opere c'era una ricerca minuziosa del dettaglio:

Facevamo prove di tre giorni, per Dio, seduti intorno a un tavolo con attori e registi a discutere dello spettacolo. È una cosa ancora oggi molto rara nella televisione.
-- Intervista a Richard Matheson

Come fa provare emozioni autentiche

Queste modalità operative hanno fatto sì che ogni episodio mostrasse esattamente quello che chi l'ha scritto voleva esprimere. In effetti, sembra che ogni episodio scritto da Rod porti un piccolo pezzetto della vita che lui stesso ha vissuto, per quanto fosse doloroso.

Nell'episodio la notte degli umili un filosofo è amareggiato dal fatto che il Natale dovrebbe essere un giorno in cui si fa del bene al prossimo, mentre in realtà si è trasformato in un giorno in cui si pensa solo a ricevere regali. Oltretutto, il suo destino dopo aver studiato filosofia sembra essere quello di rimanere povero e saltare di continuo da un lavoro all'altro per cercare di non morire di fame. L'ultimo lavoro saltuario che ha trovato è proprio vestirsi da Babbo Natale e intrattenere i bambini, ma questo impiego lo fa soffrire al punto che si presenta a lavoro completamente ubriaco, per poi venire licenziato in tronco.
Nel 1929 in America c'è stata la grande depressione, una crisi economica durata 10 anni che si è allargata dall'America a tutto il mondo. In quel periodo un terzo dei contadini americani perse la propria terra e il 25% dell'intero paese era disoccupato. All'epoca Rod aveva 5 anni.
Mi piace immaginare che con questo episodio Rod abbia voluto rievocare i momenti vissuti in quegli anni, anche perché il 25 dicembre non è soltanto Natale, ma anche il giorno del suo compleanno.

Il tenente Fitzgerald scopre di avere un potere che un uomo in guerra non vorrebbe mai avere: sapere quali uomini moriranno nella prossima operazione. Per sapere a chi toccherà l'ingiusta sorte gli basta semplicemente guardarli in faccia e se il malcapitato sarà il prossimo al sonno eterno, gli calerà un'ombra sul viso. Afflitto da questa consapevolezza, passa un giorno intero a guardare in faccia uno per uno tutti e quarantaquattro i suoi compagni, annotandosi i nomi dei prossimi a morire. Come previsto, il giorno successivo moriranno davvero.

Esercito degli Stati Uniti, isole Filippine, 1945. Questi sono i volti degli uomini che combattono: come se un pittore avesse mescolato il marrone della terra, il grigio della polvere, il rosso del sangue, il nero della barba e il giallo della paura, e con questo colore avesse dipinto questi volti. Perché questo è il campo di battaglia e questi sono i volti della guerra.
-- introduzione dell'episodio Il testamento purpureo

Queste sono le premesse dell'episodio Il testamento purpureo, e Rod ne parla per un motivo ben preciso: lui si trovava esattamente dove si trova il tenente Fitzgerald, nelle Filippine, isola di Leyte, e ha vissuto la sua stessa guerra: la seconda guerra mondiale.
Quello della guerra diventò un tema molto delicato per Rod, perché al liceo spingeva i suoi coetanei ad arruolarsi, anche grazie al giornalino scolastico di cui lui era redattore, mentre dopo aver combattuto ed aver visto con i propri occhi chi rimane in vita e chi no, Rod decide di patteggiare per la pace.

Dopo il congedo ero amareggiato e perso. Penso di aver iniziato a scrivere per sfogarmi.

Non parlerò di tutti gli episodi, ma consiglio vivamente di vederli. Inoltre Marc Scott Zicree, un amico di Rod, ha analizzato ogni episodio e scritto il più grande compendio alla serie: The Twilight Zone Companion. Ha impiegato anni per farlo, e si può leggere solo in inglese.

Insomma, ogni episodio ha come centro della vicenda un’emozione profondamente umana. Ogni episodio riesce nello scopo di vederci dall'alto, come se fossimo ripresi da una videocamera di sorveglianza, esattamente come se degli alieni ci osservassero per capire qualcosa che però ai loro occhi è troppo complesso per essere capito. Solo che quegli alieni siamo noi stessi.

La fine

Durante la quarta stagione di Ai confini della realtà Rod si prende una pausa. Lascia tutto ai suoi sceneggiatori, firma solo sette episodi della quarta stagione e va a insegnare all'Antioch College in Ohio. Nell'anno accademico 1962-63 tenne corsi di scrittura e drammaturgia, ma il corso più particolare che mi è saltato all'occhio è "implicazioni sociali e storiche dei media". Per quanto possa essere una mia supposizione e io non abbia trovato alcuna testimonianza, mi piace pensare che quel corso sia stato fatto apposta per dare la sua ultima stilettata alla censura. Una rivincita necessaria.

Dopo cinque anni di produzioni e dopo aver creato 156 episodi, Rod decide che la serie sarebbe stata interrotta. Il budget che aveva investito era enormemente alto, mentre i ricavi erano stati pochi. Non riuscendo a recuperare i soldi persi e a salvare la Cayuga ha dovuto vendere i diritti alla CBS, che li detiene tutt’oggi.

Come Rod ha influenzato le storie

Il suo lascito al mondo della narrativa è immenso. Negli anni si sono susseguite molte serie TV antologiche a sfondo fantascientifico (e fantastico) che hanno preso ispirazione. Mi viene in mente Tales from the loop, un insieme di piccole narrazioni antologiche che però hanno in comune una stessa città. Ogni “stranezza” avviene all’oscuro degli altri abitanti, e la polvere viene nascosta molto bene sotto al tappeto, ma le vite di chi vive quella città si intersecano anche attraverso episodi diversi. Il punto in comune con le storie di Rod è la magnifica riflessione filosofica che ogni singolo episodio vuole far vedere.

Un’altra serie tv che prende ispirazione è senza ombra di dubbio Love, Death and Robots, che oscilla fra episodi ironici e tragici, riflessivi e arguti, con la particolarità che ogni narrazione è mostrata in stili molto diversi: si passa dal 3D realistico tipico dei moderni cartoni animati alla miniatura in stop-motion alla ripresa realistica. Sicuramente un degno successore che non ha paura di innovare, come faceva Rod.

Cosa ci rimane di Rod

Insomma, Rod è stato per me fonte di grande ispirazione. Non solo per la sua enorme creatività, ma anche per i suoi pensieri e posizioni, per la sua spiccata propensione al bene e al giusto, e per l'umiltà che portava sempre con se. Un uomo che è riuscito nell’intento di raccontare delle storie che dicessero qualcosa sull’uomo e al tempo stesso mantenendo quella stessa umiltà degna dell'essere umano.

La vera oscenità è non interessarsi. Non fare nulla riguardo a ciò che provi, non provare niente! Chiudersi e ripiegarsi su sé stessi, diventare narcisisti.

Infine, Rod mi ha insegnato che si può vincere anche coi compromessi; che se quello che vuoi fare è possibile solo accettando certe limitazioni, è bene impegnarsi per dare il massimo, per dimostrare che anche afflitto da quelle limitazioni, non solo hai raggiunto l’obiettivo, ma anche che proprio a causa loro sei riuscito a fare di più: a oltrepassare il limite. E cosa ancora più importante: quegli obiettivi sono stati raggiunti perché si aveva qualcosa di autentico da dare, qualcosa che va oltre lo stupore o l’approvazione, i soldi o la fama, qualcosa che si riferisce a ciò che abbiamo di più autentico, di più vivo, di più umano: le emozioni.

Grazie Rod, un saluto ai confini della realtà.


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Note

  • Alcune traduzioni sono state in parte modificate solo per renderle più comprensibili in italiano, ma senza mai stravolgere il concetto originale che vogliono esprimere.
  • Grazie a Denise, Francesca e Dino per avermi dato consigli su questo scritto.

Opere affini e altra roba interessante

  • Episodi di Ai confini della realtà più interessanti (secondo me):
    • I mostri di Maple Street - Stagione 1, episodio 22
    • Un discorso per gli angeli - Stagione 1, episodio 2
    • Solitudine - Stagione 1, episodio 7
    • La notte del giudizio - Stagione 1, episodio 10
    • Gente come noi - Stagione 1, episodio 25
    • Esecuzione - Stagione 1, episodio 26
    • L'invincibile Casey - Stagione 1, episodio 35
    • È bello quel che piace - Stagione 2, episodio 6
  • (Serie TV) - Tales from the loop
  • (Serie TV) - Love, Death and Robots
  • (Serie TV) - Solos
  • (Libro) - Patterns, Rod Serling - Comprende quattro sceneggiature: Patterns, The Rack, Old Macdonald Had A Curve e Requiem for a Heavyweight. Le prime due hanno lanciato Rod sull’altare dei grandi sceneggiatori televisivi.
  • (Libro) - Ai confini della realtà - comprende molti racconti
  • (Libro) - Tutti i racconti di Richard Matheson - volume 1, volume 2, volume 3, volume 4 - a volte non sono disponibili, ma regolarmente tornano. Altrimenti se ne trovano molte copie usate su Ebay o Subito.
  • (Film) - The Truman Show
  • (Videogioco) - Life is Strange

Fonti