Un questionario che ammazza

Un questionario che ammazza

Qualche giorno fa stavo facendo fare al mio MacBook delle operazioni piuttosto pesanti, e da buon tecno-maniaco ho notato una cosa che solo un tecno-maniaco può notare.

Lo so, sono un Apple fanboy, ma che ci posso fare? Prima o poi mi disintossicherò, e a mia discolpa dico solo: "Però lavoro con un PC Windows". In realtà il termine tecno-maniaco si riferisce più a qualcuno che ha a che fare con l’entusiasmo di fare cose con aggeggi tecnologici, mentre io intendo un’altra forma di mania, una forma di mania incentrata sullo stato di salute dei propri dispositivi elettronici: non metto mai sotto carica il telefono o il computer quando sono caldi; cerco sempre di farli stare fra il trenta e l’ottanta percento di batteria; cerco con tutto me stesso di non graffiarli; pulisco la polvere regolarmente: in pratica sono il badante dei miei dispositivi elettronici, e la cosa un po’ mi piace e un po’ mi mette ansia.

Insomma, mentre faceva queste operazioni mi sono reso conto che la batteria del mio MacBook si stava scaldando molto nella zona superiore, vicino allo schermo, e questo a un buon badante non può passare inosservato. Ho messo subito le mani sulle ventole: soffiano o no?

Che poi, fra parentesi: il mio MacBook ha sei mesi di vita; non era probabile che fosse rotto. Hai presente quando i tuoi genitori dicevano di metterti la felpa perché faceva freddo ma tu avevi saltato come un pazzo su quei maledetti gonfiabili e avevi la faccia viola bollente per aver strofinato continuamente sulla gomma dello scivolo? Ecco.

Comunque le indagini proseguivano: in effetti una sola ventola delle due stava girando per rinfrescare il mio povero portatile. Da buon genitore mi sono messo a indagare in rete. Niente, solo gente che diceva di aver sostituito la ventola incriminata. Sarà stato sicuramente effetto bubble, ma mi faccio coraggio e decido di contattare l’assistenza Apple. Dopo poco mi rispondono e senza tirare troppo per le lunghe... il problema non era un problema! Alcuni componenti che scaldano molto, mi hanno spiegato, non sono posizionati esattamente nel mezzo alle due ventole, ma sono un po’ spostati vicino a una, e fanno sì che una ventola si attivi con più frequenza e velocità rispetto all'altra. In effetti toccandolo mi sono reso conto che era davvero così perché metà computer era un vulcano e metà un ghiacciolo, e quindi la paura mi è passata. A quel punto mi sono dato una pacca sulla spalla per dire "Bravo, senza di te si sarebbe rotto!".

Ed ecco che arriva il vero problema: pochi minuti dopo aver chiuso la chiamata con l'assistenza mi arriva un questionario di soddisfazione del servizio clienti. In genere non rispondo, ma Giorgio è stato così gentile che mi ha convinto a compilarlo. Va bene, va bene: forse è stato il senso di colpa per non averne mai compilata una a convincermi.

Dunque non mi rimaneva che aprire e compilare. Semplice no? Aprire e compilare. In quel momento non sapevo cosa mi aspettava dietro l'angolo, dunque 'aprire' non è stato così brutto. Come quando stai per essere divorato da un leone: lui di certo non ti avvisa, e sicuramente non ti aspettavi che da lì a un secondo saresti morto!
Insomma quello che mi ha fatto davvero paura è stata la prima domanda del questionario. Una domanda che sembra innocua, ma che nasconde qualcosa di terrificante. Dovevo scegliere una delle quattro voci che mi venivano proposte:

  • 18 - 24
  • 25 - 34
  • 35 - 44
  • 45 - 54

Esatto, quel maledetto questionario mi stava chiedendo l’età. "E quindi? Che problema c'è?". Per cominciare, da due anni dei capelli bianchi hanno iniziato a spuntarmi in testa, principalmente ai lati. Terribile, sembro passato vicino a un nebulizzatore di vernice bianca. Ma soprattutto, cosa ancora peggiore: era la prima volta che scendevo di sotto. Sì, mi trovavo al secondo scalino; quello dei 25-35.

Allora dietro alla testa sono comparsi pensieri rassicuranti, tipo: "Ma tu hai 27 anni, sulla scala 25-35 sicuramente sei più in basso che in alto". Inutile dire che il pensiero rassicurante stesso si è reso autonomamente conto di essere un pensiero rassicurante, e dunque ha smesso di essere rassicurante.

Così quel giorno mi ricordai che prima o poi morirò. Quando avrò bisogno di premere l’ultimo tasto avrò passato già da un po' la seconda metà della mia vita; se tutto andrà bene, per intenderci. Da lì in avanti esiste solo un ultimo scalino che non ho nominato: “55 o più”.

Forse la verità è che la morte mi spaventa.

A volte mi calmo pensando a una intervista a Rod Serling, uno sceneggiatore americano di metà 900. L’intervistatrice gli chiese in che cosa si sarebbe reincarnato. La sua risposta mi fa sempre sentire umano, mi fa sempre sentire compreso:

Non credo nella reincarnazione. Lo so, è una via di fuga. In realtà non voglio reincarnarmi. Una volta sola è sufficiente. Willa Cather ha scritto un racconto breve intitolato Paul’s Case, e alla fine, quando lui si suicida, c’è scritto: “Si arrese al disegno nero delle cose.” Ed è questo che immagino sarà la morte: un vuoto totalmente incosciente, in cui fluttui per l’eternità senza alcuna particolare consapevolezza di niente. Penso che una volta basti. Non voglio ricominciare tutto da capo. C'è scritto: “E se mi reincarnassi nell’asino di Luigi XIV o qualcosa del genere?”. O magari in una rosa? Sai, nel mio caso, con la fortuna che ho, mi beccherei parassiti e insetti che mi mangiano le foglie!
Suppongo che se potessi cominciare da capo, mi piacerebbe che fosse proprio come è stato.